email: stefano.rossi@centrodidatticacooperativa.it

 

 

 

“LA MIA STORIA, I MIEI RAGAZZI, LA MIA RICERCA …”

di Stefano Rossi (direttore dell’istituto)

 

Anche se dirigo il Centro per la Didattica Cooperativa e ho una formazione in psicopedagogia scolastica, mi occupo da diversi anni di insegnamento.

 

1° CAPITOLO: “La passione per gli studenti oppositivi”

Sono però un insegnante un po’ particolare, non solo per la mia formazione ma anche per i miei studenti.

La mia passione formativa sono da sempre i ragazzi cosiddetti a rischio, quelli che per intenderci non vanno a scuola, e se ci vanno si fanno sentire con comportamenti oppositivi, provocatori e disturbanti.

Per questo, in collaborazione con diverse scuole, servizi sociali e enti educativi territoriali, ho ideato e realizzato progetti di insegnamento finalizzati a prevenire e ridurre la dispersione scolastica.

Concretamente ho insegnato con l’apprendimento cooperativo tutte le discipline scolastiche, così da preparare gli studenti per il conseguimento della licenza media inferiore.

Le classi e i gruppi con cui ho lavorato erano composte da studenti “feriti”:

  • Various running shoes land shoelaces heart on a wooden floor backgroundferiti da vissuti famigliari complessi di abbandono, trascuratezza, separazioni, lutti o violenze;
  • feriti da disturbi o difficoltà dell’apprendimento che hanno minato l’autostima personale e scolastica;
  • feriti da disturbi del comportamento importanti quali Adhd, il disturbo oppositivo-provocatorio o il disturbo della condotta;
  • feriti infine da difficoltà di integrazione che li hanno portati a respingere o attaccare per non essere più gli ultimi o gli esclusi.

Le ferite come si sa sanguinano e per una legge di sopravvivenza emotiva questi ragazzi si sono spostati dal dolore, spesso intollerabile e lacerante, alla rabbia, che quanto meno gli ha consentito di non essere più vittime passive ma soggetti attivi, per quanto distruttivi.

Questo cocktail di dolore e rabbia ha pian piano lacerato il loro rapporto con la scuola, con gli insegnanti e l’apprendimento.

 

 

2° CAPITOLO: “Il colpo di fulmine con l’apprendimento cooperativo”

Dovendo insegnare a  gruppi così complessi mi sono subito reso conto che la didattica trasmissiva basata sulla sola lezione frontale, non solo non era funzionale (visto il pessimo rapporto di questi studenti con l’apprendimento), ma offriva un ottimo palcoscenico per i loro meccanismi oppositivo-provocatori.

Una cosa però molto importante che ho compreso subito è che l’Apprendimento Cooperativo non è il semplice lavoro di gruppo, ma è la sua evoluzione pedagogica, capace di garantire una reale cooperazione e responsabilità da parte di tutti gli studenti.

Grazie alla cooperazione ho potuto constatare con mano risultati incredibili, ed inizialmente impensabili, vista la particolare complessità dei miei gruppi.

Non solo questi ragazzi riprendevano a frequentare le lezioni, ma partecipavano con entusiasmo, passione e buoni risultati.

Grazie alle diverse strategie di Apprendimento Cooperativo non dovevano più subire lunghe spiegazioni, ma dopo spiegazioni mirate erano subito attivi: pensando insieme  esercitandosi e insegnandosi reciprocamente.

In questo modo si è passati pian piano dall’ “apprendimento come dovere e fatica” all’ “apprendimento come piacere e  desiderio”.

I ragazzi, da problemi e elementi di disturbo, sono diventati così una risorsa preziosa, sia per i compagni che per il sottoscritto.

Grazie ad una didattica più cooperativa ho così potuto risanare due grandi ferite: la prima col mondo della scuola e la seconda con sè stessi, perchè finalmente hanno ripreso a sentirsi competenti, auto-efficaci e anche intelligenti.

Inoltre, visti i singoli vissuti di sofferenza famigliare, la nostra scuola da “malessere aggiuntivo” è divenuta  “luogo di benessere e riparo”, in cui finalmente potevano stare bene con gli altri e con sè stessi.

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3° CAPITOLO: “Cooperazione = stop al bullismo !”

Come psicopedagogista scolastico ho poi realizzato una sessantina di progetti di contrasto a tutte le forme di bullismo.

Dal bullismo verbale a quello di esclusione passando per quello elettronico, razziale e omofobico la chiave di volta è stata ancora una volta la cooperazione.

Invece di proporre a queste classi un metodo direttivo e frontale, che inevitabilmente si sarebbe infranto contro i ben più complessi meccanismi bullistici in atto, insieme a Leila Bresciani abbiamo sfidato queste classi ha pensare, sentire e relazionarsi in modo diverso.

 

 

Anche in questo caso è stato fondamentale creare fin da subito con i ragazzi un clima di accoglienza e fiducia reciproca, che ha permesso di nominare e condividere insieme sia gli aspetti positivi ma anche il dolore, la rabbia e la frustrazione legati alle proprie dinamiche conflittuali.

E’ stato splendido e sempre emozionante vedere come in un clima realmente cooperativo i cosiddetti bulli si prendevano responsabilità del proprio agito e esattamente come i più deboli sono pian piano riusciti ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni.

Imparando a guardare negli occhi i propri compagni, offrendo loro supporto, comprensione come anche la possibilità di rimediare ai propri errori questi ragazzi hanno sperimentato che la vera forza non è la violenza, ma l’empatia con cui aiutare chi è più in difficoltà.

 

4° CAPITOLO: “Il Metodo Rossi della Didattica Cooperativa”

Il lavoro con questi gruppi e classi a rischio mi ha spinto a sviluppare un modello cooperativo più efficace (viste le complessità delle classi del nuovo millennio) ma anche più semplice soprattutto per la costruzione delle lezioni.

Se da un lato il classico cooperative learning garantiva una reale collaborazione tra studenti dall’altro peccava di due limiti per me gravi:

  • un approccio integralista “nemico” della spiegazione
  • un approccio complesso che richiedeva una quotidiana costruzione delle lezioni.

Consapevole delle complessità che già affrontiamo quotidianamente in classe ho così sviluppato un set di Format Cooperativi, cross-disciplinari e già costruiti per competenze, così da semplificare il lavoro di progettazione dell’insegnante.

Questi Format Cooperativi, che negli anni sono stati affinati e testati in oltre un centinaio di progetti per classi a rischio e gruppi di studenti cosiddetti difficili, sono coì diventati il cuore pulsante del Metodo Rossi della Didattica Cooperativa.

Un modello volutamente flessibile che, pur credendo nella bellezza e potenzialità della cooperazione in classe, prevede una specifica scansione trifasica della lezione:

  • Fase 1 Spiegazione di 15′ tramite un’apertura frontale (con cui l’insegnante introduce l’argomento del giorno) o un’apertura capovolta (in base al quale gli studenti si attivano prima a casa lavorando su un video o su altri materiali arrivando in classe già pronti per ragionare e discutere con l’insegnante);
  • Fase 2 Cooperazione di circa 25′ esclusivamente in coppie e terzetti (formate secondo specifiche indicazioni che massimizzano l’inclusione);
  • Fase 3 Condivisione di circa 15′ in cui i gruppi condividono il lavoro realizzato con la classe e con l’insegnante.

La fase 2 di “Cooperazione” è chiaramente il cuore del lavoro e  viene gestita dall’insegnante in modo semplice e fluido per tre ragioni:

  • non richiede una complessa progettazione, l’insegnante deve semplicemente scegliere tra i Format Cooperativi già predisposti;
  • si svolge in modo ordinato e ben organizzato perchè il lavoro in coppie (e solo successivamente in terzetti) garantisce una più semplice gestione sia per gli alunni che per il docente;
  • a differenza di 60′ di cooperazione, in cui il lavoro si può sfilacciare, garantisce una cooperazione attiva e performante, che verrà arricchita da una riflessione conclusiva collettiva.

 

 

5° CAPITOLO: “In tour per far innamorare delle competenze”

La Didattica Cooperativa diventa ovviamente preziosa nell’insegnamento per competenze, un modello da un lato splendido che pecca però di un’eccessiva complessità di progettazione.

La didattica per competenze pensa all’insegnante come ad un ingegnere che ogni volta deve progettare e costruire le attività per competenze, tra cui ad esempio i compiti di realtà.

E’ questo un lavoro pachidermico che richiede un corposo investimento di tempo, risorse ed esperienza.

Nei miei viaggi formativi mi sono ben presto reso conto dell’esattezza di questa mia valutazione: nella maggior parte delle scuole, per quanto si parli di competenze, a conti fatti viene ancora largamente usata la spiegazione frontale, fatta eccezione per uno o due espidoci compiti di realtà.

Troppo poco, purtroppo, per costruire queste preziosissime competenze del nuovo millennio.

Per agevolare gli insegnanti (ed i nostri studenti), ho così sviluppato un set di Format Cooperativi, non solo per le conoscenze ed abilità disciplinari, ma anche per i compiti di realtà.

Ho così iniziato un lungo “tour formativo”che mi ha portato in più di un centinaio di scuole in tutte le regioni del Bel Paese, promuovendo il paradigma delle competenze secondo una chiave di semplicità, gradualità e operatività.

Un modello che ovunque mi ha permesso di far “innamorare gli insegnantisu un tema delicato e spesso mal digerito come la didattica per competenze.

E’ questa la mia soddisfazione più grande che mi ha permesso di accompagnare numerosi collegi docenti (dalla primaria alla secondaria di II°grado) nello splendido mondo di una didattica cooperativa e per competenze…il tutto secondo la celebre frase dello scultore Brancusi:

 

“La semplicità è una complessità risolta”

 

 

6° CAPITOLO: “Dall’aula di formazione ai testi scolastici”

Amando la scrittura negli anni ho prodotto diversi saggi rivolti agli insegnanti, gli ultimi due in cui ho sistematizzato il Metodo Rossi sono

  •  “Condurre la classe capovolta: strumenti cooperativi per il flipped learning” (2017 Pearson Italia)
  • “Genio cooperativo e compiti di realtà” (2017 Pearson Italia).

Proprio a partire dal 2016 è iniziato un intenso sodalizio con la casa editrice Pearson, azienda leader a livello mondiale nel settore education.

Pearson mi ha infatti permesso, in qualità di consulente editoriale sui temi dell’innovazione didattica, di inserire il Metodo Rossi direttamente nei testi scolastici di diverse discipline.

E’ questa una nuova sfida importante, stimolante e aggiungerei divertente, che mi permette di portare avanti la mia filosofia e metodologia di insegnamento con la forza d’urto del più grande editore al mondo per quanto riguarda il settore scolastico.

Con Pearson sono ad oggi in elaborazione numerosi altri progetti di divulgazione e sviluppo per una scuola più stimolante e cooperativa.

 

7° CAPITOLO: “Anche nel Patentino Europeo di Robotica”

In virtù della partnership tra Pearson e Comau (società italiana del gruppo FCA leader nel campo della robotica) il Metodo Rossi è stato impiegato anche per costruire il Patentino Europeo per la robotica.

 

Il patentino è costruito utilizzando sia la fruizione di video e materiali capovolti, che di lezioni in presenza col nostro modello cooperativo.

Un’altra via con cui esportare la capacità di lavorare in team promuovendo allo stesso tempo competenze digitali e di progettazione che saranno sempre più richieste nei prossimi anni.

 

 

 

8° CAPITOLO: “Competenze di navigazione per i millennials”

In conclusione permettimi la riflessione che mi è più cara, perché riguarda l’anima di tutto il mio lavoro di ricerca-formazione.

Per quanto il Metodo Rossi abbia nei Format Cooperativi, quindi nella sua cassetta degli attrezzi, un suo indiscutibile punto di forza, è figlio di una visione pedagogica ben più articolata e complessa.

La matrice filosofica di questo lavoro si inserisce nel paradigma della Modernità Liquida elaborato da Zygmunt Bauman.

Alla base di questo modello didattico c’è infatti la profonda convinzione che la scuola possa e debba preparare i nostri Millennials per le complesse sfide del Mondo Liquido, un mondo che come Bauman ci spiega lucidamente si basa su un’unica certezza: l’assenza di certezze.

La scuola può e deve giocare un ruolo decisivo in questa società liquida, ma per farlo deve essere in grado di proporre una Didattica Cooperativa in grado di intrecciare (quotidianamente e non saltuariamente) una più profonda comprensione disciplinare con un solida formazione per competenze, competenze che consentiranno ad i nostri Millennials di navigare e realizzarsi in questo mondo liquido e complesso ed in continua evoluzione.

In un mondo liquido dobbiamo formare degli Esploratori Coraggiosi e Competenti.

 

 

 

 

Per questo:

“Costruiamo insieme la scuola che sogniamo…una scuola cooperativa, coinvolgente e inclusiva…che dia agli insegnanti strumenti per generare un apprendimento autentico e significativo e alle nuove generazioni le competenze per affrontare al meglio le complessità del futuro”.

 

“E’ giunto il tempo in cui:

  • dobbiamo farlo, data la società liquida
  • possiamo farlo, qui trovate una via sostenibile
  • ma soprattutto vogliamo farlo, lo vedo negli occhi e nelle parole della migliaia di insegnanti incontrati nei corsi di formazione dal nord al sud della nostra Italia.

Si, è giunto il momento … facciamolo insieme.”

 

Buona innovazione a tutti, qualunque strada voi prendiate…

Stefano Rossi

Direttore del Centro per la Didattica Cooperativa